Formaggi

Blecs con crema di ricotta e scalogno

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Non ho mai visto Rossella, ma è come se fosse una cara amica. Sarà la stima che ho nei suoi confronti, sarà il suo amore per il Friuli, regione a cui mi sento molto legata, sarà che il suo blog mi piace tantissimo, ma quando Rossella chiama a raccolta per i Blecs il Paese risponde!

E poco importa se qui a Londra non avevo la macchina per tirare la pasta (ottima scusa per comprarla insieme ad un favoloso mattarello), poco importa se non si trova la farina di grano saraceno e si gira mezza Londra e quando finalmente la si trova manca poco che la Sonia svenga all’interno della boutique, cioè del negozio di delicatessen (negozio localizzato a Soho in mezzo a simpatici localini e shop men only :-) ).

Ma le “difficoltà ci rendono più forti” e quindi dopo esserci divertiti con i Cjalsons ecco una nuova ricetta made in Friuli, i Blecs.

I Blecs sono una sorta di maltagliati a base di farina di grano saraceno. La prassi vuole che si condiscano con semplice formaggio o selvaggina o Tazzelenghe.

Versione orginale tratta da Vecchia e Nuova Cucina di Carnia di Gianni Cosetti.

Ingredienti per 4 persone
150 gr farina di grano saraceno
150 gr farina 00
150 burro, io ne ho usati 90 gr
3 uova
sale

Mischiare le due farine ed amalgamatele con le uova, l’acqua (ad occhio), il burro ed il sale.
Tirare la pasta il più sottile possibile su una spianatoia infarinata, quindi tagliatela a triangolini di 5 cm. di lato circa, cuocetela in acqua bollente salata per soli 3 minuti.

A questa che è la ricetta originale ho aggiunto altra farina 00 e farina di grano saraceno, dire 20-30 grammi di ciascuna circa, perchè l’impasto era troppo bagnato.

Per il condimento abbiamo usato 2 scalogni piccoli, 200 grammi di ricotta, Parmigiano Reggiano, un po’ di latte, noce moscata, sale e pepe.

Tagliate gli scalogni molto finemente e metteteli a sciogliere a fuoco molto basso in un po’ di burro. Aggiungete il latte (circa 4 cucchiai), sale, pepe e noce moscata agli scalogni e subito dopo la ricotta.

Condite e spolverate con abbondante Parmigiano Reggiano grattuggiato.

 


Maccheroni con filetti di sgombro, ricotta ed erbe mediterranee

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Ecco la nuova ricetta in collaborazione con Prometeo Urbino. Si avvicina l’estate e tutti noi cerchiamo piatti veloci e freschi da preparare. Io spesso utilizzo lo sgombro in scatola nelle insalate perché comodo e pratico da usare, ma lo stesso può essere usato per ingolosire dei primi piatti molti semplici. Lo sgombro è uno dei pesci con maggiori proprietà salutari e viene considerato dai nutrizionisti una sorta di integratore proteico e vitaminico. Che ne dite quindi di dare uno sguardo alla ricetta e dirci se vi piace?! Buon sole a tutti. :-)

Polpette di maiale con speck e ricotta e “Marcello”

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Hai presente quando nel congelatore hai una fetta di carne di maiale, il maiale che la nonna alleva alla fattoria tutti gli anni e che dopo i vari riti “contadini” viene poi suddiviso tra i vari fratelli?
Ecco essendo in tre a cena, con la fetta di carne che soffriva ormai di solitudine, cosa ci potevamo fare?

Ma certo, le polpette! :-)

E con cosa potevamo abbinarle se non con “Marcello”, un Monferrato rosso DOC (blend di Albarossa, Barbera e Merlot) di Vigna dei Mastri.

In collaborazione con Fernando di altinizia una rubrica che già adoro e che vi proporrà di mese in mese una portata abbinata ad un vino speciale e con cui speriamo di farvi conoscere anche qualche nuova cantina. Abbiamo già delle bellissime idee che speriamo vi piacciano.
Per ora cosa ne pensate?
Torniamo a Marcello, inedito blend di Albarossa, Barbera e Merlot, vinificati in purezza e quindi affinati in botti di rovere. Qui trovate la recensione su Winexplorer.

colore: rosso rubino intenso, con prevalenza della nota granata
profumo: all’olfatto sprigiona profumi complessi, con note di piccoli frutti rossi, spezie ed un finale di vaniglia e cacao.
palato: il sapore è molto equilibrato, morbido, con tannini delicati e dolce nel retrogusto.
musica da degustazione: presto con il video di presentazione del prodotto…

temperatura di servizio: 16-18°C
grado alcolico: 13,5%vol.
premi: Douja d’or 2009

Tra le cose che mi sono piaciute maggiormente di questo vino, oltre al fatto di poterlo gustare certo ;-) , c’è l’impegno ambientale dell’azienda. Vigna dei Maestri è un piccolo produttore che punta ad un utilizzo ecosostenibile del territorio. Nella costruzione delle nuove cantine hanno cercato di realizzare una struttura  ecocompatibile, diventando un primo esempio da seguire per la lore regione.

Ingredienti per 4 persone

500 grammi carne di maiale macinata

150 grammi di ricotta di pecora

100 grammi di speck dell’Alto Adige IGP

3 uova (anche quelle della nonna :-) )

pangrattato

farina

olio di semi e olio d’oliva

sale e pepe

Realizzazione

Condisci il maiale con un cucchiaio di olio evo e lo speck tagliato a pezzettini. Distribuisci il composto in una pirofila e inforna a 200° per circa 10 minuti.

Sforna il composto e frullalo. Amalgamalo poi con la ricotta, un uovo, il pan grattato, il prezzemolo e infine regola con sale e pepe. Forma le polpettine (le mie sono di dimensione diciamo standard, ma nulla ti vieta di farle più piccine per un aperitivo finger) e poi passale nella farina, nell’uovo sbattuto e nel pangrattato. Friggi le polpette, con attenzione, nell’olio di semi e passale nella carta da cucina in modo da asciugarle dell’olio in eccesso.

Occhio a non bruciare né le polpette, né voi stessi. A questo punto abbinate a un buon bicchiere di Marcello.

La ricetta è presa, variando un poco le grammature, da La cucina italiana di maggio 2011. Ho deciso che visto il capitale mensile che spendo in riviste di cucina (ma non solo) è il caso che inizia a riportarne anche qualcuna qui, così mi sembra di ammortizzare il prezzo. ;-)

Nella foto sotto potete vedere meglio l’etichetta scritta anche con il sistema Braille.

Il mio showcooking: risotto al Castelmagno con miele e nocciole del Piemonte

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Come avete visto sui post precedenti il mio intervento al Cibus Tour consisteva nell’accompagnare lo chef Franco Piumatti che presentava una serie di piatti legati alla tradizione della cucina di Langhe, Monferrato e Roero e che utilizzavano la preziosa nocciola del Piemonte.

La nocciola Piemonte I.G.P., conosciuta anche come Tonda Gentile, è particolarmente apprezzata  per i suoi parametri qualitativi ed in particolare:

- forma sferoidale del seme
- gusto ed aroma eccellenti dopo tostatura (è proprio così)
- elevata pelabilità e buona conservabilità.

Il venerdì Franco ha mostrato un vitellone piemontese battuto al coltello con nocciole tostate, mentre la domenica una torta di nocciole farcita con zabaione al moscato.
Ma passiamo alla ricetta della mia giornata: un risotto mantecato al Castelmagno con miele e nocciole tostate.

Ingredienti dose per una persona – ricetta dello Chef Franco Piumatti
(le dosi sono quelle di cui si è parlato nella degustazione, non le ho riprovate)
75 g di riso Carnaroli
50 g di nocciole tostate e tritate
30 g di Castelmagno DOP 5/6 mesi
miele di acacia 2/3 cucchiai
brodo vegetale
1 cipolla
burro e olio

Realizzazione

Far soffriggere nell’olio una piccola cipolla tritata, quando diventa trasparente toglietela e aggiungete il riso, fate tostare a fiamma alta per qualche minuto e aggiungete il brodo mano a mano che il riso lo assorbe. Mentre il riso cuoce mettete il miele in padella a fiamma molto bassa, quando diventa liquido toglietelo dal fuoco e mettetelo da parte. Fate attenzione che la padella non sia troppo calda altrimenti il miele caramellizza.

Quando il risotto è quasi pronto, mantecatelo con una noce di burro e il Castelmagno tritato e mescolate in modo da amalgamare bene. Regolate di sale. Riprendete il miele, aggiungete le nocciole tritate e scaldate il tutto. Date un’ultima mescolata al riso e servite subito accompagnato da cucchiaio di miele e nocciole.

Franco mi ha spiegato che l’intensità del formaggio verrà smorzata dalla dolcezza del miele di acacia e dal sapore tostato delle nocciole.

La degustazione del risotto è stata accompagnato da un assaggio di Castelmagno DOP di circa 6 mesi e da un bicchiere a scelta tra due vini piemontesi: il Barolo e il Barbaresco. La bottiglia di Barolo che vedete nella foto sotto è stata selezionata dall’enoteca regionale del Barolo tra le varie cantine produttrici come la produzione migliore dell’anno e messo in circolo con questa etichetta creata appositamente da un illustratore coreano (se non ricordo male). Non è dato sapere quale sia la cantina e quale il comune di provenienza, vi posso però dire che era delizioso.

Ci leggiamo domani con la mia ricetta dedicata alla nocciola Piemonte I.G.P., vi anticipo già che sarà un dolce. Quale? :-)

Focaccia aglio e formaggio

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Curiosa ricetta vero? Già, ma vi garantisco che dovete provarla, appena tirata fuori dal forno c’è stata una lotta a chi si accaparrava l’ultima fetta. Ovviamente vi deve piacere l’aglio :-)

Ho trovato la ricetta su una rivista di cucina inglese dove viene più comunemente chiamata pane all’aglio e formaggio. L’ho rinominata e  un po’ alleggerita, ad esempio eliminando completamente il burro e rivedendo le dosi.

Cercando informazioni in giro ho trovato che una variazione di questo pane all’aglio viene preparato e consumato in Romania, con la differenza che il pane viene appena tostato e strofinato con aglio e poi condito con olio di girasole e sale (una bruschetta!). In Brasile questo pane viene comunemente servito nelle churrascarias come antipasto, mentre in Inghilterra le varianti più moderne comprendono l’utilizzo di formaggi differenti da quello da grattugia come mozzarella, Cheddar o feta.

Ingredienti

Farina “Pivetti Amor di Farina” – 300 g (è una grano tenero tipo “0″ manitoba, ideale per pane casalingo)
Acqua tiepida – 150-200 ml
Formaggio Gran Kinara grattugiato a scaglie grossolane (o altro formaggio da grattugia)
Uno spicchio d’aglio
Sale
Pepe
Origano
Miele chiaro – un cucchiaino abbondante
Lievito di birra fresco – mezzo cubetto (13 g)
Olio

Realizzazione

Prendete un ciotolone bello capiente (acciaio inox, comprato all’Ikea, andrà benissimo). Versateci la farina, formate la “fontana” (quella specie di cratere nel mezzo). Spargete un po’ di sale tutto intorno lungo i bordi del recipiente. Perché? Perché sale e lievito non vanno d’accordo, più stanno separati e meglio è. ;) Mentre ci siete, date un bel giro d’olio e poi sbriciolate il mezzo cubetto di lievito nella fontana, versatevi sopra l’acqua tiepida ed il miele.
Iniziate a lavorare il composto con una forchetta, partendo dalla fontana e andando verso l’esterno. Dopo un po’, continuate ad impastare con le mani. Potrebbe essere necessario aggiungere un po’ d’acqua, l’impasto dev’essere piuttosto morbido, elastico e, quasi, appiccicoso (quasi, se non riuscite a scollarvelo di dosso, conviene aggiungere un po’ di farina ;) ).
Dopo aver formato una palla, cospargetela con un velo di farina. Coprite la ciotola con la pellicola trasparente, lasciate a lievitare in un luogo tiepido per un paio d’ore facendo finta di non avere fame. :) Ponete l’impasto su una spianatoia e livellatelo con il mattarello prima di trasferirlo su una placca o una teglia. Distribuitevi sopra l’aglio a rondelle sottilissime e lasciate lievitare ancora un po’. Spennellate d’olio ed infornate. Serviranno 15-20 minuti a 200° (forno non ventilato). A metà cottura circa cospargete la focaccia con le scaglie di formaggio e l’origano. A cottura ultimata potrete aggiungere ancora un po’ di formaggio, origano e una spolverata di pepe.

Con questa ricetta partecipo al contest Millericette di Impastare.it, realizzato in collaborazione con Molini Pivetti.
Ho utilizzato con soddisfazione, tra le farine che mi hanno inviato come campione, la PIVETTI AMOR DI FARINA realizzata appositamente per fare in casa il pane.

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